
Da Lunedì 23 Settembre 2024 / Fondazione Benetton Studi Ricerche – Via Cornarotta n. 7, Treviso
ANATOMIA DI UN FILM
Nuovo corso di cinema a Treviso!
a cura di Marco Bellano
Ogni lunedì dalle 20:30 alle 22:30, da lunedì 23 settembre per 5 incontri.
Link per iscrizione: Iscrizione corso “Anatomia di un film”
oppure scrivendo all’indirizzo mail cineforumlabirinto@gmail.com
A partire da fine settembre, Cineforum Labirinto presenta un nuovo ciclo di lezioni di cinema per tornare a vivere il fascino della sala cinematografica in compagnia dei capolavori e dei grandi registi che hanno fatto la storia della Settima Arte.
Presso l’Auditorium della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in centro a Treviso, Cineforum Labirinto propone un corso dedicato all’analisi di cinque grandi capolavori del cinema. Le lezioni si concentreranno sulla genesi creativa delle opere e sulle tecniche stilistiche e le scelte tematiche adottate dai registi, lasciando spazio anche ad aneddoti sulla produzione, sul cast e sull’influenza delle pellicole nell’immaginario collettivo.
I film selezionati sono Casablanca (1942) di Michael Curtiz, Il terzo uomo (1949) di Carol Reed, Amarcord (1973) di Federico Fellini, Edward mani di forbice (1990) di Tim Burton e Django (2012) di Quentin Tarantino.
Il corso, ideato e curato da Marco Bellano, docente di cinema presso l’Università di Padova, è rivolto a studenti, videomaker, insegnanti e appassionati che vogliano scoprire o approfondire la grammatica cinematografica e la storia del cinema attraverso i capolavori di cinque grandi maestri.
L’iniziativa si articola in 5 incontri che si terranno di lunedì dalle ore 20.30 alle 22.30, a partire da lunedì 23 settembre 2024, presso l’Auditorium della Fondazione Benetton Studi Ricerche – Spazi Bomben, situata in via Cornarotta n. 7, a pochi passi da Piazza Duomo. Il costo del corso è pari a 90€, fino a esaurimento dei posti disponibili.
La sede del corso è un auditorium attrezzato con un capienza massima di circa 110 posti, situato in centro città e all’interno del suggestivo complesso di Palazzo Bomben, restaurato dall’architetto Tobia Scarpa e sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche.
Per iscriversi e per maggiori informazioni: cineforumlabirinto@gmail.com / 3407417350
Scopri il programma del corso e altre informazioni scorrendo qui sotto!
IL PROGRAMMA
1° incontro | CASABLANCA | 23 SETTEMBRE 2024

Ingrid Bergman e Humphrey Bogart, esotismo e nazismo, e poi soprattutto As Time Goes By e “Suonala ancora, Sam”. Casablanca è la quintessenza della Hollywood classica: un potente concentrato di eleganza, carisma e nostalgia, divenuto per molti aspetti proverbiale. Si dimentica, però, che gli intrighi e pericoli messi in scena con romantico fascino da Michael Curtiz nel 1942, a quel tempo, erano specchio di una drammatica realtà. La Seconda guerra mondiale divampava davvero oltreoceano, e la città di Casablanca, crocevia di speranze per chi fuggiva dai regimi totalitari, languiva sotto il controllo della repubblica collaborazionista di Vichy. Il film, è vero, nasceva da un copione teatrale mai messo in scena (Everybody Comes to Rick’s), ma la sceneggiatura del film si confrontava con la Storia, e si aggiornava allora in corso d’opera con le ultime circostanze e tragedie dell’attualità, rendendo necessario girare la pellicola seguendo linearmente l’ordine delle scene, in attesa di giungere a un finale che sarebbe stato ideato solo a produzione già iniziata. La fine della Guerra mondiale, però, era ancora da scrivere; e in Casablanca, a ben guardare, il suo dramma non è solo raccontato, ma anche vissuto. Due tra gli indimenticabili personaggi sono infatti interpretati da esuli dell’espressionismo tedesco, che rifiutarono il nazismo e volarono dunque, lontani dall’oppressione, in America: Conrad Veidt e Peter Lorre.
2° incontro | IL TERZO UOMO | 30 SETTEMBRE 2024

Orson Welles non poteva sfuggire al suo destino di essere protagonista, anche nel caso di film diretti da altri. Il terzo uomo, secondo alcuni il più importante lungometraggio britannico di ogni tempo, ne è forse la prova più evidente: tra temi tipici del suo cinema (il tradimento), una presenza capace di rubare la scena a giganti del calibro di Joseph Cotten e Alida Valli, nonché diretti interventi sulla sceneggiatura (compresa una famigerata battuta sugli orologi a cucù…), Welles finì per far dimenticare che il vero regista fu Carol Reed, trasformando così Il terzo uomo in una sorta di proprio apocrifo. Un falso storico, insomma, all’altezza dei tanti congegnati da Welles; il quale, per non smentirsi, durante la produzione di Il terzo uomo trovò persino tempo di impratichirsi ulteriormente nell’illusionismo. La forma finale di questo thriller del 1949, ricco di echi espressionisti (agevolati anche dalla suggestiva ambientazione viennese), derivò tuttavia in gran parte dall’ingegno di Graham Greene, che per concepire l’universo narrativo e scrivere la sceneggiatura elaborò in prima battuta un racconto breve, poi pubblicato indipendentemente. Vale la pena, allora, scrutare meglio dentro la grande ombra di Welles, per cercare di riscoprire (e godersi) un magistrale intreccio di finzioni e realtà.
3° incontro | AMARCORD | 7 OTTOBRE 2024

Molti sono, e sono stati, i grandi registi, ma è davvero esiguo il numero di quelli in grado di penetrare così a fondo il pensiero e la cultura da cambiare addirittura il dizionario di una lingua. Federico Fellini ha un ruolo di spicco in questa cerchia ristretta. Da lui abbiamo ricevuto l’aggettivo che definisce un certo stile visivo sontuoso e sognante, “felliniano” appunto, che parla anche di una certa abbondanza estetica (l’emblematica donna felliniana); c’è poi la locuzione “la dolce vita”, il termine “paparazzo” e, naturalmente, la parola amarcord, di cui volentieri si fa uso (e talvolta abuso) per parlare della celebrazione ironica, quasi caricaturale, di nostalgie e ricordi giovanili. Il titolo del film uscito nel 1973, però, non vuol dire solo “io mi ricordo”, reinventando il dialetto romagnolo; attorno a questa parola si intrecciano disegni, poesie (anche del co-sceneggiatore Tonino Guerra), musiche (del fidato Nino Rota) e soprattutto un intero stile, che riprende le fila di un discorso autobiografico aperto e lasciato parzialmente in sospeso dieci anni prima con 8 ½. È difficile, e sicuramente poco saggio, decretare quale sia il capolavoro di un artista; Amarcord però, nel caso di Fellini, induce pericolosamente in tentazione.
4° incontro | EDWARD MANI DI FORBICE | 14 OTTOBRE 2024

Il passaggio tra gli anni Ottanta e Novanta vide Tim Burton trovare la sua “voce” inconfondibile come autore di lungometraggi. Non che, prima, il regista di Burbank fosse incerto nello stile: la sua poetica della stranezza era già matura nei cortometraggi Vincent (1982) e Frankenweenie (1984), popolati da freaks e melancolici solitari in un miscuglio unico di letteratura gotica (Poe, Shelley), illustrazioni per bambini (Dr. Seuss) e film horror d’epoca. Solo dopo aver convinto Hollywood con la propria interpretazione di due tra i più celebri freak della cultura pop (Batman e il Joker, nel 1989), però, Burton poté finalmente dedicarsi a Edward mani di forbice (1990), dando vita a uno dei suoi protagonisti più rappresentativi. C’è molto Burton, in Edward, non solo per via del suo aspetto magro e scarmigliato (incarnato qui da Johnny Depp, pronto a diventare attore chiave nella filmografia del regista) e della sua incapacità di conformarsi alla norma americana. Nel ragazzo incompiuto, infatti, rivivono le passioni artistiche dell’autore, allineate con la tradizione cinematografica ormai secolare fatta di protagonisti o “ibridi” e dunque perseguitati per essere più che umani, come il mostro di Frankenstein, il Golem, la donna-macchina, l’Uomo che ride, il sonnambulo Cesare. A Edward manca uno dei tratti più umani in assoluto, le mani, e con esso ogni vicinanza e condivisione che passi per il tocco; le sue cesoie, però, concedono in cambio un’arte scultorea a chiunque altro inaccessibile, fatta di forme vive. È forse anche una metafora del cinema, che dà corpo visibile ai nostri desideri, custodendoli però per sempre, intoccabili, oltre lo schermo?
5° incontro | DJANGO UNCHAINED | 21 OTTOBRE 2024

La cinefilia totale di Quentin Tarantino rende difficile distinguere tra omaggio, citazione, plagio consapevole e remake: tutti i suoi film parlano di altri film, in un gioco circolare di riflessi che si ricompone sempre, però, in un quadro nuovo e dallo stile inesorabile. Non bisogna, allora, farsi ingannare dal titolo di Django Unchained (2012), quasi identico a quello dello spaghetti western Django (1966) di Sergio Corbucci. Nonostante il sornione cameo del protagonista di allora, Franco Nero, Tarantino prende una strada diversa, per aggiungere un nuovo capitolo a quella che sarebbe stata poi la sua trilogia del revisionismo storico, completata da Bastardi senza gloria (2007) e C’era una volta a… Hollywood (2019): tre film che si confrontano con fatti realmente accaduti, a cui però vengono dati esiti di fantasia, riscrivendo la realtà. Django Unchained così, regala una rivalsa utopica agli schiavi neri, proprio nel cuore del sud statunitense violento e razzista dove covava la Guerra di Secessione; e, nel far questo, mescola il western all’italiana con le pellicole di blaxploitation degli anni Settanta, oltre che con l’immancabile antologia di recuperi musicali d’epoca, dove spicca, naturalmente, Ennio Morricone. Questo Django dal volto di Jamie Foxx, a confronto con prediletti da Tarantino come Leonardo Di Caprio e Christoph Waltz, ha in verità tutto il diritto di esistere; l’anti-eroe di Corbucci, infatti, era già stato rivisitato da oltre trenta film, a volte senza alcun legame con l’originale. Più che con un film, allora, Tarantino si confronta con un mito moderno; tramandarlo, trasformarlo e, perché no, tradirlo, è il miglior modo per prendersene cura.
IL DOCENTE

Marco Bellano è docente di History of Animation all’Università di Padova e Marie Curie Global Fellow (progetto FICTA SciO, su animazione e divulgazione scientifica, in collaborazione con la Hochschule Luzern e il CICAP, 2023-2025). Oltre che a Padova, dal 2013 è stato docente presso sedi accademiche quali la Boston University Study Abroad, l’Università di Salamanca e il Conservatorio di Ferrara. Ha inoltre svolto ricerche sul rapporto tra musica e animazione. Tra le sue pubblicazioni: Václav Trojan. Music Composition in Czech Animated Films (Routledge, 2019); Allegro non troppo. Bruno Bozzetto’s Animated Music (Bloomsbury, 2021); Cos’è un cartone animato? (Carocci, 2024). Nel 2014 riceve dalla Society for Animation Studies, di cui presiede nel 2017 a Padova il 29° convegno annuale, il premio Norman McLaren-Evelyn Lambart al miglior articolo accademico. È nel comitato scientifico del Mutual Images Journal, di Cabiria e delle collane “Lapilli” (Tunué). È stato giurato per festival internazionali (tra cui Teheran International Animation Festival, Future Film Festival). Pianista e direttore d’orchestra, collabora dal 2012 ai programmi didattici e divulgativi del Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française.