
Da Lunedì 14 Marzo 2022 / Multisala Corso / Corso del Popolo n. 30, Treviso
ANATOMIA DI UN FILM
Lezioni di cinema al Multisala Corso
a cura di Marco Bellano
Ogni lunedì dalle 20.30 alle 22:30, da lunedì 14 marzo per 5 incontri.
Link per iscrizione: Iscrizione corso “Anatomia di un film”
oppure scrivendo all’indirizzo mail cineforumlabirinto@gmail.com
Nella storica Sala Grande del Multisala Corso di Treviso, Cineforum Labirinto presenta un nuovo ciclo di lezioni di cinema per tornare a vivere il fascino della sala cinematografica in compagnia dei capolavori e dei grandi registi che hanno fatto la storia della Settima Arte.
A partire da fine settembre, Cineforum Labirinto propone un corso dedicato all’analisi di cinque grandi capolavori del cinema. Partendo dalla visione di numerosi spezzoni, le lezioni si concentreranno sulla genesi creativa delle opere e sulle tecniche stilistiche e le scelte tematiche adottate dai registi, lasciando spazio anche ad aneddoti sulla produzione, sul cast e sull’influenza delle pellicole nell’immaginario collettivo.
I film selezionati sono Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica, Arancia Meccanica (1971) di Stanley Kucrick, Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, Quei Bravi Ragazzi (1990) di Martin Scorsese e Dune (2021) di Denis Villeneuve, al quale sarà riservata una lezione speciale di confronto con la versione di David Lynch (1984) e il progetto di Alejandro Jodorowsky.
Il corso, ideato e curato da Marco Bellano, docente di cinema presso l’Università di Padova, è rivolto a studenti, videomaker, insegnanti e appassionati di cinema che vogliano scoprire o approfondire la grammatica cinematografica e la storia del cinema attraverso i capolavori di cinque grandi maestri del cinema.
L’iniziativa si articola in 5 incontri che si terranno di lunedì dalle ore 20.30 alle 22.30, a partire da lunedì 14 marzo 2022, presso la Sala Grande del Multisala Corso, situato in Corso del Popolo n. 30 in centro storico a Treviso. Il costo del corso è pari a 80€.
La sede del corso è una sala cinematografica con un capienza massima di 400 posti, dotata di uno schermo gigante e ampi spazi per accedere alle sedute. La struttura del Multisala permetterà di svolgere gli incontri in totale serenità, garantendo una distanza interpersonale ben oltre quella prescritta dalle vigenti normative e un accesso in sala sicuro e agevole. In ottemperanza alle prescrizioni di legge, gli organizzatori porranno inoltre in essere tutte le misure di contrasto al Covid-19, come l’osservanza dell’obbligo di indossare la mascherina, la verifica del possesso del Super Green Pass, il rispetto del distanziamento in ogni fase dell’evento, l’ingresso solo su prenotazione, la disponibilità di gel igienizzante e mascherine.
Per iscriversi e per maggiori informazioni: cineforumlabirinto@gmail.com / 3457880544
Scopri il programma, le misure di sicurezza e altre informazioni scorrendo qui sotto!
IL PROGRAMMA
1° incontro | LADRI DI BICICLETTE | 14 Marzo 2022

«Ladri di biciclette è uno dei primi esempi di cinema puro. Niente più attori, niente più storia, niente più messa in scena, cioè finalmente nell’illusione estetica perfetta della realtà: niente più cinema». Sono parole volutamente esagerate, quelle di André Bazin, ispiratore della nouvelle vague e modello per una lunga tradizione di critica cinematografica. In esse, tuttavia, si percepisce qualcosa dell’emozione nuova che prese i primi spettatori dell’indimenticabile film di Vittorio De Sica, nel 1948. Si era appena usciti dalla dittatura fascista e dalla rovina della Seconda guerra mondiale: mentre la realtà parlava di tragedie, solitudini e speranze infrante, il cinema italiano aveva ostentato per anni la frivola mondanità delle commedie dette dei “telefoni bianchi”. De Sica, che di quei film era stato un acclamato volto, decise di tornare alla realtà come regista. Affrontò un malaugurato insuccesso con Sciuscià, nel 1946, ma arrivò alla meta proprio con Ladri di biciclette, accompagnato nell’impresa da Cesare Zavattini, soggettista che sarebbe stato ricordato per la sua capacità poetica di entrare nell’intimità quotidiana dei suoi personaggi, facendoci sentire come se li stessimo pedinando passo per passo. Accanto ai volti semplici e dolenti di Lamberto Maggiorani e del piccolo Enzo Staiola, un’altra straordinaria interprete entrava in scena, nel ruolo di se stessa: la città di Roma che, messa da parte la sua aura solenne e senza tempo, mostrava un nuovo volto più periferico e rude, persino crudele, ma profondamente umano e ancora oggi attuale, a distanza di oltre settant’anni dal Neorealismo italiano.
2° incontro | ARANCIA MECCANICA | 21 Marzo 2022

Ogni film di Stanley Kubrick ha uno stile inconfondibile; ciascuno, tuttavia, reca l’impronta razionalissima, meticolosa e visionaria del regista. Arancia meccanica, nel 1971, si ritagliò un suo speciale posto nella storia del cinema con la sua tavolozza cromatica candida e angosciante, lo sguardo spietato di Alex, la sua ossessione per Ludwig van Beethoven (rivisitato elettronicamente da Walter Carlos), le manie bizzarre e terrificanti della banda dei drughi, tra cui il gergo detto Nadsat, il lattepiù e, naturalmente, «l’amata ultraviolenza». Per non parlare, poi, del trattamento Ludovico, tortura rieducativa che rappresentava, forse, anche il disagio dello spettatore del tempo di fronte alla spietata satira sociale di Kubrick. Guardare Arancia meccanica, infatti, era un po’ come per Alex trovarsi di fronte a quei film terapeutici che ostentavano incessantemente le sue perversioni, sino alla nausea: si mostrava a cosa sarebbe potuto arrivare il mondo contemporaneo, se il bene non fosse stato più una scelta, ma un obbligo imposto con la violenza, per nutrire propaganda politica e ambizioni di potere. A lungo ritenuto un film “proibito” e ispiratore di efferatezze giovanili, in Italia faticò persino ad essere trasmesso in televisione; a parte un’apparizione in seconda serata su un canale a pagamento, nel 1999, fu finalmente visto in chiaro solo nel 2007. Eccessi censori a parte, questo timore può significare solo una cosa; ancor oggi, Arancia meccanica è un “trattamento Ludovico” davanti al quale è difficile non riflettere e tremare.
3° incontro | FRANKENSTEIN JUNIOR | 28 Marzo 2022

«Lupo ululà e castello ululì», e, naturalmente, «si-può-fare»! È una collezione di momenti memorabili, Frankenstein Junior (1974), entrati nella nostra cultura popolare grazie a un adattamento italiano tra i più felici di ogni tempo (che in certi casi, forse, diventa persino più divertente dell’originale). A rendere deliziosa la comicità stralunata e naïf del quarto film di Mel Brooks, tuttavia, sono anche i volti e le doti di recitazione degli attori; dall’ineffabile Igor-Aigor di Marty Feldman, vera icona del film, alla Frau Blücher di Cloris Leachman, il cui nome scatena sempre un nitrito terrorizzato, sino a Frederick von Frankenstein -pardon, Frankenstin- ovvero Gene Wilder, che di Frankenstein Junior fu anche il primo ispiratore. Fu lui, infatti, a ideare il film e a vincere le iniziali resistenze di Brooks, che fraintese il progetto come l’ennesima versione del romanzo di Mary Shelley. Quando divenne chiaro che, nella storia, l’erede del dottor Frankenstein avrebbe volentieri fatto a meno del suo celebre avo, il progetto ebbe la completa attenzione del regista. La dedizione di Brooks si percepisce anche nel fatto che Frankenstein Junior, in fin dei conti, non fa soltanto ridere; le battute più assurde si mescolano con un fine omaggio alle atmosfere e alla fotografia dei classici film di Frankenstein con Boris Karloff, e a tutta la tradizione classica del cinema horror statunitense. La satira, allora, non riguarda solo Frankenstein, ma un intero immaginario dello spettacolo novecentesco, a cui si guarda certo con ironia, ma anche con grande affetto.
4° incontro | QUEI BRAVI RAGAZZI | 4 Aprile 2022

Se Coppola, con la saga del Padrino, aveva forgiato un nuovo, epico riferimento per il racconto cinematografico della mafia italoamericana, il suo collega Martin Scorsese, con Quei bravi ragazzi fece quasi letteralmente esplodere l’energia tragica e violenta che il genere aveva covato sino a quel punto. Implacabile e irriverente, la pellicola del 1990 aveva tutto quello che serviva per diventare indimenticabile: dai tipici segni dello stile di Scorsese —fermi immagine, montaggio frenetico, piani sequenza vertiginosi, travolgenti scelte musicali di repertorio—, alla straordinaria prova dei protagonisti, da Robert De Niro a Ray Liotta, da Lorraine Bracco a Paul Sorvino, sino all’efferato e carismatico Tommy De Vito di Joe Pesci, giustamente premiato con l’Oscar (e citato a non finire dal pubblico specialmente per il suo «buffo come?», nella scena in cui incalza minacciosamente Liotta-Henry Hill). La frenesia del film, tuttavia, non è mera esibizione; ogni frammento sembra coerente ed essenziale, in uno spietato mosaico che esibisce la perdita d’ogni scrupolo umano, e l’impossibilità d’ogni redenzione.
5° incontro | DUNE | 11 Aprile 2022

È una relazione complicata, quella tra il cinema e il primo romanzo della saga di Dune. Il racconto mistico, ecologico e fantascientifico di Frank Herbert, nel 1965, ha attirato negli anni l’attenzione di registi e sceneggiatori di spicco, lasciando la sua impronta inconfondibile su una miriade di universi narrativi; tra i più famosi, quelli di Star Wars (dove l’eredità di Dune è ben presente nei deserti del pianeta Tatooine), e Nausicaä della valle del vento di Hayao Miyazaki. Quando però si trattò di trasporre direttamente il romanzo in film, le cose non furono mai facili. Ci provò per primo il visionario Alejandro Jodorowsky, con un gigantesco progetto di quattordici ore mai andato in porto, raccontato dal documentario del 2013 Jodorowsky’s Dune. Fu invece portato a termine il Dune di David Lynch, del 1984, ma a caro prezzo: per ragioni commerciali la pellicola venne abbreviata notevolmente, e il risultato finale fu alquanto debole. Andò meglio alla miniserie televisiva di John Harrison del 2000; ma fu solo nel 2021, con il Dune di Denis Villeneuve, che il lavoro di Herbert sembrò trovare un corrispettivo cinematografico adeguatamente solenne e complesso. In attesa che il secondo capitolo firmato da Villeneuve racconti il finale del primo volume della saga, è il caso di mettere a confronto i vari Dune del cinema, alla scoperta delle ragioni profonde di un successo dei nostri tempi e delle affascinanti relazioni che mettono in risonanza tra loro lo schermo e la pagina stampata.
IL DOCENTE

Marco Bellano è dottore di ricerca in cinema, critico cinematografico e professore a contratto di History of Animation all’Università di Padova. È autore di numerose pubblicazioni sulla musica per gli audiovisivi e sul cinema d’animazione, uscite in Italia, Europa e USA. Nel 2014 la S.A.S. – Society for Animation Studies gli ha conferito il premio Norman McLaren-Evelyn Lambart per il miglior articolo accademico sull’animazione del 2010-11. È stato chair del 29° convegno annuale della S.A.S. (Padova, 3-7 luglio 2017). È stato docente e relatore presso sedi accademiche quali Oxford, Brighton, Guildford, Canterbury, Madrid, Salamanca, Oviedo, Murcia, Potsdam, Kiel e Heidelberg. Ha ricevuto nel 2018 l’Abilitazione Scientifica Nazionale a professore associato, nel settore Teatro, musica, cinema, televisione e media audiovisivi. Nel novembre 2018 è stato invitato come relatore straniero dal 3° Convegno Annuale Cinese di Ricerca sull’Animazione, presso l’Università di ChengDu. Diplomato con lode in Pianoforte presso il Conservatorio di Vicenza, ha poi intrapreso studi di composizione e si è diplomato in Direzione d’Orchestra con G. Andretta. Tra le più recenti pubblicazioni del docente si segnalano, tra le tante, la monografia “Allegro non troppo. Bruno Bozzetto’s Animated Music” (Bloomsbury Academic, 2021) e il volume “Ventiquattro fotogrammi per una storia dell’animazione” (Audino ed., 2021).
Cinema VS COVID-19
In ottemperanza ai protocolli istituzionali anti-COVID19, l’evento si svolgerà in piena conformità con le istruzioni e limitazioni previste. In particolare, le lezioni si svolgeranno garantendo posti limitati e nominalmente assegnati su prenotazione con il rispetto della distanza interpersonale, la verifica del possesso del Super Green Pass, l’igienizzazione delle sedute, l’obbligo per spettatori e organizzatori di indossare la mascherina e la disponibilità di igienizzanti e mascherine all’ingresso.
Gli organizzatori porranno in essere tutte le precauzioni e le misure di sicurezza per garantire agli spettatori di partecipare ad una serata di cinema con la massima serenità!
Per conoscere l’insieme delle misure di sicurezza che verranno adottate si rinvia alle linee guida dedicate ai cinema attualmente in vigore: